E’ Tempo immemore, che si adagia, piano, silente, tra le fessure marmoree che si inerpicano – aggrappandosi – alle caviglie stanche delle fatiche del Giorno.
Aggraziata, poso le natiche sul bordo della vasca. La luce offuscata dal tramonto delle nevi genera sproloqui nella mente assetata, assonnata. Di un tocco bianco vorrebbe gioire. Lei, minuziosa stella solitaria, rammenda i cipressi ed i ricordi che stringono il cuore, misero, di donna amara.
Quasi fosse un rimbalzo del tuono.



